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ALLENAMENTI SPECIFICI

IL CALCIO NON E' SOLO CALCIO

“Il calcio è solo calcio”. Senza alcun dubbio è la frase più usata dai detrattori di questo sport, con tante varianti, come gli undici uomini in mutande che corrono dietro ad una palla nel fango, o uno sport che plagia le persone e le distoglie dalle cose più serie. Insomma, è comune che il calcio venga molto denigrato, a causa anche dell’orbita (economica) attorno a cui ruota.
Sacchi, un maestro del calcio, definì questo gioco come: “La cosa più importante delle cose non importanti“. Abbastanza un paradosso, ma di fatto il calcio spesso va oltre: i tifosi vivono per un gol, per la propria squadra, cambiano il proprio umore a seconda delle “situazioni” in cui riversa la squadra. Un gol cambia un’intera settimana.
Però non è tutto fine a se stesso. Questo sport è anche letteratura, filosofia, fisica, è un microcosmo in cui si racchiudono umori, specchi della società ma anche arte, romanticismo, politica. Il calcio è parte della cultura di una società, di una nazione, e questi permea a livello storico, in tante situazioni politiche e letterarie.

TORINO BATTE ATALANTA 2 A 0


Torino - Atalanta 2 - 0
Izzo, Falque.
Partita equilibrata quella vista oggi al Grande Torino dove i granata hanno capitalizzato al meglio un calcio d’angolo a fine primo tempo dove Izzo è stato più lesto di tutti ad insaccare dopo un tiro cross di un compagno di squadra e legittimando il risultato nel secondo tempo grazie al raddoppio di Falque su cross di Meite dopo 50 secondi di gioco.

Moduli speculari, 3421 per i locali, 3421 per gli ospiti, Atalanta priva di Gomez, Toloi, Palomino, Deroon.
Il piano tattico di Mazzarri è chiaro fin dall’inizio: soffocare sul nascere la costruzione bassa dell’Atalanta portando Belotti fisso sul centrale dell’Atalanta Djimsiti, con palla a Masiello è Falque a portare pressione, con palla su Mancini è Meite a portare pressione. 
A centrocampo si creano delle coppie, De Silvestri prende Gosens, poi prende Castagne dopo l’infortunio del tedesco, Lukic segue Fleuler a uomo, così come anche Baselli che s’incolla su Pasalic. Izzo segue prima Castagne poi il giovane Kulusevsky, mentre Nkoulou va su Zapata, Moretti segue Ilicic e Aina su Hateboer.

I PROBLEMI DELLA JUVENTUS

La squadra di Allegri si è sfaldata al primo incontro vero della stagione.
Che la Champions non fosse il campionato italiano lo sapevamo un po' tutti, di certo non potevamo immaginare che al primo incontro ad eliminazione diretta la compagine bianconera venisse travolta dalla verve dell'Atletico Madrid.
Dopo un primo tempo sostanzialmente equilibrato, nella seconda frazione sono venuti fuori tutti i limite della Juventus, quest'ultima ha avuto un netto predominio nella gestione della palla chiudendo con il 62%.
Il possesso diventa un'arma in più per affondare i colpi quando la squadra che difende deve continuamente riordinare la struttura difensiva dovuta al movimento rapido e veloce della sfera.
La Juve paradossalmente ha pagato a proprio sfavore la fase di possesso dovuta al fatto che il piano gara studiato da Allegri, ammesso che ce ne fosse uno, è fallito.
La mancanza di idee nel far risalire il pallone ha costretto i difensori bianconeri a muovere il pallone costantemente in orizzontale e nelle rare volte che si forzava la giocata per cercare Dybala alle spalle dei centrocampisti spagnoli il pallone veniva intercettato creando pericolose transizioni negative.
Aldilà dello stato di forma di alcuni giocatori, Dybala, Pjanic, De Sciglio,  Bentancour, Bonucci, che non hanno di certo brillato, alla Juve è mancato un piano strategico adeguato per affrontare il 4-4-2 di Simeone: con un sistema di gioco che difende il centro con 4 giocatori, tiene le linee strette per evitare spazi tra i reparti, forse allargare il gioco in ampiezza avrebbe dato qualche soluzione in più alla Juve per risalire il campo e concludere un'azione di gioco senza esporsi alle continue ripartenze dell'Atletico.

COSA SUCCEDE AL CHELSEA

 Il Chelsea perde ancora, questa volta in FA CUP, 0 a 2 contro il Manchester Utd. Ma cosa sta succedendo ai londinesi dopo una partenza sprint fatta da 12 risultai utili consecutivi? Il tecnico evidenzia la mancanza di motivazioni nei suoi giocatori, e dall’altro sembra porre l’accento sulle difficoltà degli stessi ad apprendere i suoi principi di gioco. Ed in effetti il Chelsea dell’ultimo mese è sembrato davvero la brutta copia di una squadra che dovrebbe mettere in atto quel sarrismo tanto decantato e osannato in patria e anche all’estero, che ci ha fatto divertire non poco: una squadra impacciata, molto fragile in difesa, e con difficoltà a proporsi pericolosamente e costantemente, come ci ha abituato il Napoli negli anni scorsi, in zona gol.

TEMPO E SPAZIO, NON MODULI

Tempi e spazi, non moduli. Questo è il calcio che avanza.
L’allenatore di 20 anni fa aveva un compito molto più semplice, la tattica ( cooperazione tra
2 o più giocatori) era racchiusa in movimenti preordinati non dall’allenatore in se, ma dalla storia e dalle conoscenze calcistiche tramandate nel tempo: e allora il libero faceva il libero, lo stopper e terzino destro marcavano a uomo, l’ala tornante era il numero 7, il terzino fluidificante era il numero 3. Poi c’era il regista davanti alla difesa che era il 4, il mediano destro che era l’8, il fantasista che era il 10, la seconda punta che era l’11, la punta che era il 9.
I compiti erano tutti assegnati.
Negli anni 90 arrivò Sacchi con le sue idee e il gioco a zona, 442 puro, un calcio fatto di diagonali e piramidi, pressing e fuorigioco. Si marcava la palla, con buoni risultati direi.
Galeone e Zeman hanno attuato un sistema simile cambiando la disposizione in campo degli interpreti: 433 puro, occupazione diversa del rettangolo, calcio offensivo dove gli unici a difendere erano gli avversari.
Nell’ultimo decennio l’evoluzione più moderna del calcio si basa su concetti di tempo e spazio: costruzione dal basso, salita lavolpiana, occupazione degli half spaces ( mezzi spazi ), rotazioni continue, spazi svuotati per essere attaccati, superiorità posizionale, gioco tra le linee, pressing ultraoffensivo, gegenpressing.

COSA PUO' DARE ICARDI ALLA JUVENTUS


Se c’è un attaccante in grado di affiancare Cristiano Ronaldo questo è senza dubbio Mauro Icardi.
L’attaccante argentino dopo la rottura con l’Inter è il primo obiettivo della Juventus che sta programmando un grande futuro. La vecchia Signora vuole rinforzarsi un po’ in tutti i reparti, ma è il reparto offensivo quello più attenzionato da Paratici, ma vediamo perché:
La Juventus è la squadra che segna di meno in rapporto alle occasioni create, il cannoniere è Cr7 che va in gol in qualunque modo, ma è evidente che il portoghese va meglio quando gli spazi centrali vengono occupati da un centravanti puro, Benzema al Real, Mandzukic in questi primi 6 mesi. Cristiano ha bisogno di un uomo di peso davanti, l’esperimento con Dybala è fallito, il fantasista sarà ceduto a fine anno, la difficile collocazione tattica ha spinto Allegri ad altre gerarchie. Bocciato il 442 con i 2 top player davanti, bocciato nel 433 dove Paolo non è mai stato a proprio agio, bocciato nel 4231 dove Ronaldo è un punto di riferimento solo sulla carta.

LA POPOLARITA' DELLA CHAMPIONS LEAGUE

Il campionato per antonomasia è ancora primo per distacco.

Che la Premier League fosse il campionato di calcio più bello del mondo è un'affermazione fin troppo banale per gli appassionati di calcio. Ma cosa rende questa regular season così esteticamente superiore agli altri campionati europei?
I clubs possono sfruttare i proventi che riguardano le entrate derivanti dai diritti tv: la suddivisione ha previsto innanzitutto una parte di proventi comune a tutti i club. Si tratta di circa 80 milioni di sterline a squadra (per un totale di oltre 1,5 miliardi), soldi derivanti dai ricavi nazionali, internazionali e dai ricavi commerciali relativi ai diritti tv.
Una solida base economica che permette a tutti i clubs di essere molto competitivi nel calciomercato internazionale, innalzando di molto la qualità tecnica della propria rosa con giocatori di assoluto valore.