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ALLENAMENTI SPECIFICI

CHI E' RICCARDO D'IPPOLITO

Chi è Riccardo D’Ippolito da oggi Ricardinho.
Due gol da mezzala tuttocampista, giocatore box to box, difficile da spiegare per chi Ricki non l’ha visto giocare.
Come richiesto a un centrocampista moderno, Ricki non ha particolari punti deboli. Anche se non sa fare niente in modo abbastanza speciale da spiccare in campo come quei giocatori che con il talento ci sono nati, Ricki ha dovuto sudare anche quello.
Il suo controllo palla è pulito ma elementare; il suo gioco di passaggi, sul corto e sul lungo, non ha né la visione del “10” né la precisione del “6”. Usa bene entrambi i piedi ma li usa per mettere mattoni, non per dipingere cattedrali. Il suo maggior pregio è non forzare questi limiti giocando in maniera estremamente lineare. Le migliori qualità di Ricki oltre a quelle umane e morali sono quelle meno visibili: le letture e i tempi delle sue giocate, l’aggressività verticale con cui rende efficace la semplicità del proprio gioco.
In questo senso Ricky è un giocatore intelligente ma non cerebrale. Non è l’architetto attorno a cui ruota la progettazione del gioco, ma è molto bravo a scegliere sempre la soluzione giusta quando è chiamato a decidere in tempi stretti. Ricki ha l’intelligenza rapida e diretta del computer, non quella lenta e vasta dell’artista.
Non è bravo a creare il proprio contesto di gioco, ma si esalta quando la squadra gli permette di giocare alle sue condizioni. Per questo nelle peggiori partite delle sue squadre è apparso poco brillante, mentre nelle migliori ha regalato una sensazione di assoluto dominio.
Per giocatori come lui fino a qualche tempo fa esisteva la definizione di centrocampista box-to-box, che nell’immaginario comune è un centrocampista abile a contrastare e segnare. Ricki è abbastanza dinamico per dare una sensazione di strapotere fisico ma il suo tiro in porta non ha quella particolare naturalezza da finire all’incrocio dei pali: può contare su poca potenza e precisione e viene utilizzato solo quando la situazione tattica lo reclama.
Ricki , al contrario, eccelle in tutte quelle pieghe del gioco fondamentali nel calcio contemporaneo: preferisce l’intercetto al tackle, il pressing ai limiti dell’area all’assist, una rincorsa all’indietro ad un cambio di gioco. Ricki è uno dei migliori recuperatori palla del Piemonte.
La sua falcata è quella di un giaguaro e quando tutti sono stanchi lui sembra correre anche per gli altri.
La sua generosità non conosce limiti, Ricki non si risparmia mai anche a costo di uscire dal campo strisciando.
Riccardo ricorda Milner del Liverpool, e se andiamo indietro nel tempo non possiamo paragonarlo a Gennaro Gattuso.
Il cuore prima di tutto, Ricki non gioca con i piedi ma con il cuore, è bene ricordarlo.
Ha fame Ricky, si vede, si sente, si tocca.
Il ragazzo non dimentica il suo passato e nemmeno il suo presente. Le lunghe mattinate in panificio ad imparare un’arte sperando di metterla da parte. Non dimentica Ricky, i tanti pullman che ha dovuto cambiare per raggiungere i campi di allenamento.
La nonna Silvana scomparsa di recente, Ricky porta tutto nel cuore.
È la lunga gavetta di un giocatore che è pronto ad ormeggiare in altri lidi, le categorie superiori lo aspettano perché le fortune degli allenatori sono i giocatori come Riccardo D'ippolito.
Si gioca solo con il cuore ❤️❤️❤️

SFRUTTARE LA MASSIMA AMPIEZZA

Allenare la massima ampiezza per attaccare il centro....porta. 
Vediamo oggi che il gioco tra le linee, ultimamente il più ricercato non dà sempre i risultati sperati, specie contro squadre organizzate che difendono bene il centro facendo densità con tanti uomini.
E allora ci sono 2 opzioni, sfruttare la massima ampiezza muovendo velocemente la palla per disordinare il castello difensivo e trovare il pertugio giusto tra le linee, oppure andare sulle corsie laterali creando costantemente superiorità numerica; in questo caso si generano 3 situazioni:
1) cross dal fondo con la squadra che riempie l'area di rigore
- impatto di prima intenzione
- seconda palla fuori area
2) cross fuori con difesa schiacciata verso la porta per impatto di prima 
3) dribbling a saltare il diretto marcatore e attaccare palla al piede l'area di rigore: passaggio rasoterra sul dischetto o passaggio rasoterra sul centro porta.

L'evoluzione tattica del calcio.


A vedere queste 2 immagini allegate notiamo che le differenze a distanza di 35 anni non sono poi così tante.
Le immagine statiche delle formazioni di Italia e Juventus sono come 2 gemelli omozigoti, semplicemente identiche. Anche i concetti sono identici: possiamo osservare un castello difensivo composto da 3 picchiatori -"si fa per dire"-, 2 autostrade laterali degne di una A1 Milano-Napoli con tanto di traffico zona Scandicci, un costruttore di cattedrali ad impostare, 2 tuttocampisti ai lati a rincorrere ogni pallone circolasse ad un raggio di 50 metri, una boa centrale a fare da centrifuga dentro l'area di rigore e una mezzapunta a raccordare il gioco.
Anche a livello tecnico è cambiato poco, forse anni fa il gioco era più lento e le giocate erano più ordinate, quasi ad enfatizzare l'estro.
E allora nasce il paradosso: ma se il calcio è cambiato cosa è cambiato?
Semplice, sono cambiate le regole.
IL CALCIO E' SPONSOR DEL CAMBIAMENTO.
Venuto al mondo in Inghilterra con la nascita della Football Association il 26 ottobre 1863, in 156 anni questo sport ha subito numerose variazioni che lo riguardano in prima persona come:
> la regola del fuorigioco (modificata molte volte nel tempo).
>l’innesto della tecnologia (Goal Line Technology e Var).

>il passaggio dai 2 ai 3 punti per ogni vittoria (entrata in vigore nel 1981).
>il divieto del portiere di raccogliere con le mani il retropassaggio.
Ma anche, e soprattutto, per fenomeni esterni come i trasporti (una trasferta al giorno d’oggi è un lusso rispetto a 30 anni fa), la cura dei campi e dei giocatori è nettamente superiore, l’attrezzatura si è perfezionata, le squadre possono andare a scegliere talenti in tutto il mondo.
Non ci stupiremo se tra qualche anno la durata di una partita non sarà piu di 90' piu' recupero, ma un tempo effettivo di gioco di 70 minuti suddiviso in 2 tempi da 35'.

GLI HALF SPACES

Lo smarcamento di Vecino dietro Paqueta non è assorbito da Bakayoko, da qui nasce il gol dell'Inter.


COME BATTERE L'ATLETICO MADRID

Stasera la Juve dovrà ribaltare lo 0 a 2 dell'andata, non sarà facile anche se la qualità della squadra di Allegri fa ben sperare. Sicuramente bisognerà preparare la partita ai minimi dettagli, come: l'Atletico è una squadra che difende bene il centro del campo facendo molta densità con i 2 laterali più il sottopunta che si avvicinano molto ai 2 centrocampisti centrali.
Non ci potrà essere quindi superiorità posizionale, il cosiddetto uomo alle spalle del centrocampo avversario, allora bisognerà puntare sulla superiorità quantitativa, più giocatori in una determinata zona di campo, soprattutto nelle zone esterne del campo dove ala, mezzala, terzino dovranno sfruttare il 3 contro 2 che si dovrebbe creare sulle fasce svuotando il centro.
Altro aspetto su cui puntare è la superiorità qualitativa, ottenuta con i continui cambi di gioco sul lato debole isolando Ronaldo sull'esterno per sfruttare l'1contro 1 che si andrebbe a creare.
L'Atletico Madrid è una squadra che difende a zona, la Juve dovrà sorprendere l'ultima linea con verticalizzazioni immediate, di prima intenzione, attaccando con i suoi uomini l'area di rigore.
Nelle immagini la superiorità quantitativa sull'esterno, le verticalizzazioni immediate o aggressioni su scarico, e la superiorità qualitativa data dai duelli sui cambi di gioco.
Formazione ideale: 3 4 3 Szczesny; Caceres, Bonucci, Chiellini; Cancelo, Bentancur, Matuidi, Spinazzola; Dybala, Mandzukic, Ronaldo.


REAL AYAX

Riguardando il match, però, suddividendo i vari aspetti, va evidenziato che la componente tecnica al Bernabeu ha fatto la differenza.
I 4 gol dell'Ayax sono di pregevole fattura, ognuno con un coefficiente di difficoltà altissimo, a testimonianza che nel gioco del calcio, a prescindere dal metodo, dal sistema di gioco, dalla mentalità, è sempre il rapporto tra giocatore e palla che fa la differenza e cioè tecnica individuale applicata alle situazioni di gioco.
Non si parla di tecnica di base fine a se stessa, ogni elemento tecnico è, al contrario, sempre finalizzato. Guidare per ricevere, guidare per calciare, sono tutte espressioni che danno un’idea di eseguire un gesto tecnico in funzione di una decisione, di una dinamica, di una situazione.
Ed è in questo che all'Ayax sono Maestri: insegnare calcio sotto l'aspetto delle abilità tecniche e coordinative specifiche, dove si ricerca il tutto nell'interesse del gioco.

CAGLIARI CITY

Il Cagliari ha battuto l'Inter con una prestazione da grandissima squadra.
Maran contrappone il suo 4312 al 433 di Spalletti, pressing asfissiante in tutte le zone del campo, maniacale la preparazione alla partita.
Nella prima immagine si vede come le uniche zone di campo libere sono per i 2 terzini. Nell'immagine successiva abbiamo la mezzala cagliaritana sul terzino interista.
In alcuni frangenti sul terzino interista è andato in pressione il terzino del Cagliari lasciando un 3 contro 3 dietro.
Con palla alla mezzala aperta la mezzala del Cagliari balla in mezzo con l'obiettivo di assorbire il terzino con l'aiuto, se necessario, del trequarti che arretra.
Vediamo anche l'uscita del terzino del Cagliari sulla mezzala dell'Inter con parità numerica in difesa.
Le uscite sono codificate.
L'ultima immagine, nell'ultimo terzo di campo la mezzala lato debole fa il quinto.
Maran da manuale del calcio.