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ALLENAMENTI SPECIFICI

ANCHE I MIGLIORI SBAGLIANO

Anche i migliori sbagliano.
Minuto 90, Ten Hag completa le sostituzioni inserendo il difensore centrale Magallan per il trequarti Van De Beek. Bisogna resistere "solo" 5 minuti alle sfuriate offensive degli Spurs che ormai lasciano in avanti Llorente, Alli, Son, Lucas, Lamela e Vertoghen. Eriksen in mezzo al campo, dietro rimangono Alderweireld, Sissoko e Davies.
Sono 5 minuti di fuoco, la palla diventa un flipper, il Tottenham cerca sempre la giocato lunga, nel secondo tempo Llorente è stato cercato 15 volte, in 12 occasione ha preso la palla e creato una situazione di pericolo.
Il tecnico dei lancieri però, gestisce male tutto il secondo tempo: il pressing non è più asfissiante e viene concessa la giocata lunga su Llorente; il centravanti Dolberg non la prende mai, Tadic si sacrifica sull'esterno ma non riesce a seguire Tripper, anche Rose spinge come un forsennato sulla sinistra dove l'opposizione di Ziyech è troppo sterile. L'Ajax perde il centrocampo e l'ampiezza. Ma l'errore più grande, il suicidio calcistico viene commesso al 90' quando entra in campo Magallan: ci saremmo aspettati una difesa a 5 per non rischiare l'uomo contro uomo contro i 2 attaccanti del Tottenham, invece Ten Hag sposta Blind a centrocampo con Mazraoui sulla trequarti al posto di Van de Beek.
L'azione del gol nasce proprio da qui, Sissoko lancia lungo su Llorente, De Ligt perde il contrasto, la palla finisce ad Alli con Magallan che scivola e perde metri vitali, la palla si scopre ma soprattutto si crea il buco dove s'inserirà Lucas ben servito da Alli. E' il gol della qualificazione.
Fortuna? Non credo, un difensore ( come Blind ) non si sposta mai a centrocampo, specie al 90', neanche nei dilettanti. Magallan non è stato all'altezza, e Ten Hah nonostante abbia grandi meriti ha gestito malissimo i secondi 45'. Oggi l’Ajax piange, ma ogni gol incassato non è stato casuale e soprattutto poteva essere evitato.

11 CONTRO 11

Nel gioco del calcio l'unica certezza è che si gioca in 11 contro 11, almeno dal primo minuto, poi solo variabili, circostanze, episodi, opinioni, idee.
Nessuno ha la verità in tasca, ci si nasconde dietro un risultato, se si vince la ricetta era giusta, se si perde la ricetta era sbagliata. Un pensiero un pò pressapochista se si considera la varietà del gioco del calcio dove a vincere sono sempre in pochi, e questi pochi spendono anche parecchio, spesso più degli altri per accaparrarsi i migliori giocatori.
Undici da una parte undici dall'altra, dove gli undici non possono essere presi per strada, dai palazzi di fronte, al bar, al dopo lavoro ferroviario, ma scelti in tutti i campionati del mondo affinchè si possa formare una squadra forte, tatticamente intelligente, dove per tattica non si intende il sistema di gioco attuato dall'allenatore, ma la scelta di gioco che uno o più giocatori compiono in una determinata situazione.
Una squadra deve essere forte tecnicamente, cioè il rapporto calciatore palla deve essere di qualità: lo si vede dagli stop, dai controlli orientati, dai passaggi, dal dribbling, dalla coordinazione motoria. Rientrano nella sfera tecnico tattica le letture del gioco che ogni calciatore deve avere.
Si passa alla sfera fisica e alla sfera psichica, insomma, 11 giocatori non son mai uguali ad altri 11 che si vanno ad affrontare.
In questi ultimi anni, l'allenatore è diventato più un gestore di uomini:  i media, i giornalisti, i presidenti, hanno reso questo ruolo difficilissimo. Ma veramente è così importante l'allenatore in una squadra?
Proviamo a pensare che in passato non era così, c'erano 11 giocatori che si autogestivano cercando di vincere, come? si passavano la palla tra di loro e i migliori erano deputati a dribblare e fare gol.
E' molto semplice prima che qualcuno complicasse tutto.

IL CALCIO E' POESIA

Il calcio è poesia.
Con questo titolo mi piace pensare che il gioco del calcio sia molto diverso da come viene interpretato in Italia.
Qui siamo a Cambridge, una città di 125 mila abitanti situata a 100 chilometri da Londra, ed è la sede dell'Università tra le migliori al Mondo.
La squadra della città è il Cambridge United Football Club, milita nella Football League Two, la quarta divisione del campionato inglese di calcio, la nostra Serie D.
Il Cambridge è una società storica, ed allo stadio sono sempre presenti gli 8.500 spettatori innamorati della loro squadra del cuore.
In Inghilterra ogni paese o città è come Cambridge, vincere non significa arrivare primi, vincere significa partecipare, esserci, divertirsi.
Un calcio lontano anni luce dal nostro, dove il tutto è poveramente circoscritto ad una vittoria di un campionato.
No, il calcio non è questo, e dispiace che il calcio italiano esprime idee dove la non vittoria è vissuta in maniera tragicomica, quasi come la morte.
Il calcio è molto di più di un semplice primo posto di un'anonima classifica di Serie A. Il calcio è gioia, piacere di stare insieme, organizzazione, rapporti sociali, crescita interiore.
Il calcio è di tutti, il calcio è soprattutto dei tifosi, non solo degli addetti ai lavori, anche perchè senza i tifosi il calcio non avrebbe senso di esistere.