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ALLENAMENTI SPECIFICI

Si salvi chi può.


Dietro questo gioco al massacro che è diventato il calcio italiano si nasconde un business non indifferente.
Intanto bisogna precisare che la passione appartiene ai tifosi, per tutti gli altri contano i soldi, i dollari, i contratti, i premi.
Partendo dalla Serie A dove tutto si regge su budget milionari, merchandising, sponsor, introiti per diritti tv, biglietti stadio, gli unici che spendono in questo sport sono i tifosi.
Persino i presidenti hanno un tornaconto economico, lo ebbe Zamparini a Palermo, ce l’ha Preziosi a Genova, ce l’ha Cairo al Torino, ce l’ha Soldati a Udine, ce l’ha Percassi a Bergamo, ce l’ha De Laurentiis a Bari, ce l’ha Lotito a Salerno.
Tutto business.
Anche il regolamento del gioco del calcio è complice al sistema, si pensi alle 3 retrocessioni dalla Serie A, le società pur di salvarsi fanno stragi di allenatori e staff, facendo pluri contratti e alimentando nel vero senso del termine decine di allenatori che comunque percepiscono lo stipendio fine alla scadenza del contratto ( e menomale ).
In realtà le squadre che salgono dalla B sono quasi sempre quelle che retrocedono l’anno successivo dalla A, da qui la domanda: perché non abbassare a 1 il numero di retrocessioni?
Business anche questo.
Nessuna descrizione della foto disponibile.Anche nei dilettanti dove la passione dovrebbe avere il sopravvento è tutta una questione di soldi, se ce l’hai fai la Serie D e alimenti un sistema, se non ce l’hai dopo qualche anno finisci in terza categoria o cancelli la matricola.
La passione? La passione è un sentimento molto intimo, potrebbe essere per ognuno qualcosa di diverso, nel calcio nostrano può essere la partita a calcetto con gli amici il venerdì sera.
O semplicemente il rullo di tamburi dei tifosi che oltrepassano lo stivale da sud a nord per seguire la propria squadra del cuore, quella si che è passione, quella vera, senza ipocrisia. Scusate se è poco.

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